Durante gli studi universitari mi sono resa conto che la riabilitazione del pavimento pelvico era un ambito davvero poco esplorato, affrontato superficialmente nei programmi universitari ed unicamente in relazione all’incontinenza urinaria. L’esperienza di tirocinio mi ha mostrato una realtà diversa in cui emergono bisogni di cura, spesso disattesi. I pazienti si rivolgono primariamente alla figura del ginecologo, che non ha una preparazione di tipo riabilitativo e non conosce sempre professionisti preparati in quest’ambito con cui collaborare. Al contempo la risposta che la fisioterapia può dare, in termini di qualità della vita, ai pazienti affetti da disturbi del pavimento pelvico è una risposta importante, che permette di riappropriarsi della propria quotidianità. Queste riflessioni hanno suscitato il mio interesse e ho iniziato a studiare la letteratura scientifica di riferimento, scegliendo poi di rivolgermi ad una relatrice, dott.ssa Utech, che avesse esperienza in quest’ambito per la mia Tesi di laurea (“Riabilitazione del pavimento pelvico: il razionale nell’incontinenza urinaria da sforzo”). Ho continuato, nel tempo (soprattutto nel periodo pandemico in cui non ho potuto iniziare l’attività), ad approfondirne le tematiche partecipando a diversi corsi entrando in contatto con colleghi che condividono questo ambito di interesse (sono inscritta all’associazione Pavimento Pelvico Italia beAPPI s.r.l., al Gruppo di Interesse Specialistico GIS AIFI Pavimento Pelvico, all’Onlus Cistite.info APS). Ho frequentato corsi teorico-pratici riguardanti l’utilizzo degli elettromedicali che mi consentono di migliorare l’efficacia e l’efficienza del lavoro.
La precedente laurea in Psicologia e il master in Counseling mi hanno permesso di sviluppare competenze trasversali che possono essere molto utili per questo tipo di riabilitazione. Le disfunzioni perineali riguardano aspetti intimi e personali dell’individuo ed è fondamentale considerare nell’intervento riabilitativo la particolare condizione psicologica e relazionale di questi pazienti. Sono spesso presenti sensazioni di imbarazzo e frustrazione, alterazioni dell’immagine del sé e della propria autostima, alterazioni delle relazioni di coppia e della vita familiare (rinuncia ai rapporti sessuali), isolamento sociale, limitazioni delle attività quotidiane e sportive, stanchezza, depressione e diminuzione dell’attenzione. Al contempo il percorso diagnostico-terapeutico è frequentemente lungo, talvolta con indagini strumentali invasive. Inoltre la difficoltà di affrontare la cura dei sintomi a causa del loro genere comporta la presenza da lungo tempo di compensi biomeccanici, funzionali e comportamentali.
L’ascolto attivo ed empatico del paziente diviene uno strumento fondamentale per sviluppare un rapporto terapeutico di fiducia e collaborazione, e la conoscenza di tecniche, come la mindfulness, permette di lavorare in modo differente e in un’ottica più ampia.
Esperienze di tirocinio.
In ambito universitario (Università Federico II, facoltà di Psicologia) e durante il master di Counseling mi sono occupata della gestione di gruppi esperienziali e di rilassamento imparando ad applicare tecniche di imaging, respirazione e mindfulness, ma anche ad approcciarmi al paziente favorendo una buona relazione terapeutica (laboratorio gli strumenti del lavoro clinico, 08/06/2015 – tirocinio professionalizzante in Psicologia Clinica, Dinamica e di Comunità – seminario esperienziale tecniche di Mindfulness).
Durante il percorso universitario di fisioterapia ho effettuato il mio tirocinio presso diverse strutture dell’ASL Napoli Centro occupandomi della gestione di gruppi di ginnastica posturale. Il pavimento pelvico ha costituito un’ampia fascia del periodo di tirocinio pre-laurea, ho lavorato con la responsabile delle attività di tirocinio Dott.ssa Utech sull’applicazione dello yoga e del pilates alla riabilitazione del pavimento pelvico e sulla gestione dell’incontinenza.